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Le Dolomiti della Val di Zoldo

Una natura autentica, a pochi chilometri dalle grandi vie di comunicazione, vasti spazi in cui vivono indisturbati gli animali selvatici, come caprioli, cervi, camosci e marmotte, boschi e pascoli aperti dominati dagli eleganti massicci delle Dolomiti: Zoldo è una valle incontaminata, in parte ancora selvaggia.


Chi si avvicina alle sue montagne può addentrarsi fra rocce vicine e grandiose, oppure imbattersi in immense aperture, con cime lontane, capaci di trasmettere un largo respiro.


D'estate la valle è meta degli escursionisti, lungo i sentieri del Monte Pelmo, della catena del Civetta e della Moiazza, ma anche degli Spiz di Mezzodì, a nord del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, e del gruppo del San Sebastiano. Fra le tante mete possibili, la salita ai piedi del Pelmetto, permette di scoprire le “orme dei dinosauri”, impronte di animali preistorici risalenti a 250 milioni di anni fa. Tra le altre proposte estive: arrampicata, ferrate, ma anche pesca sportiva e bike.


D'inverno la Val di Zoldo, stazione del Comprensorio di Ski Civetta e del carosello di Dolomiti Superski, accoglie gli appassionati di sci da discesa, ma anche di sci alpinismo e fondo, grazie alla nuova piattaforma di biathlon di Palafavera, unica in Veneto. Un paradiso di neve fresca e polverosa, ideale anche per chi vuole scoprire gli itinerari più belli con le ciaspe, oppure semplicemente coccolarsi al caldo dei ristori e dei rifugi aperti della zona.

 

Tra Pelmo e Civetta.

 

La Val di Zoldo è situata fra le aree più significative delle Dolomiti Unesco, Patrimonio dell'Umanità, collocandosi tra il sistema Unesco n 1 (Monte Pelmo - Croda da Lago) e il sistema Unesco n 3 (Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine).

 

Civetta- la parete delle pareti:


Separa la Val di Zoldo dall'Agordino e fa da cornice al caratteristico paese di Alleghe.
Il versante nord-ovest è caratterizzato da un'impressionante parete verticale con un dislivello di 1200 metri ed una lunghezza di circa 4 km ed è compreso tra la Cima Su Alto e la Torre Coldai. È chiamata nell'ambiente alpinistico "la parete delle pareti" e su questa sono tracciati numerosi itinerari di arrampicata. Tra questi ricordiamo la Solleder-Lettembauer, la Philipp-Flamm, le vie Aste e Andrich alla Punta Civetta, la via Carlesso alla Torre di Valgrande, la Bellenzier alla Torre d'Alleghe e molti altri di elevata difficoltà.

Sul meno ripido versante zoldano, sorge il Rifugio Torrani che può essere raggiunto da nord ovest lungo la via ferrata degli Alleghesi, da sud lungo la ferrata Tissi e da est lungo la più facile vie normale. A nord del gruppo, presso il monte Coldai si trova il Rifugio Sonino al Coldai, al centro, sul versante alleghese, il rifugio Tissi.

 

Toponimo
Il Civetta è citato per la prima volta in un documento del 1665 come Zuita, mentre viene riportato nella cartografia ufficiale a partire dal 1774.
L'origine del nome è stata a lungo discussa. Prevalgono principalmente due ipotesi: la prima lo avvicina al latino civitas, in quanto il versante che dà su Alleghe somiglierebbe ad una città turrita; altri, osservando che il monte viene chiamato Civetta (Zuita) anche nello Zoldano, dove la caratteristica parete non è visibile, lo rimandano al rapace notturno, forse perché in passato la montagna era ritenuta portatrice di disgrazie o maledetta.
(Fonte wikipedia)

 

Curiosità
Il primo a raggiungere la vetta (1867) fu ufficialmente l'inglese Francis Fox Tuckett con le guide svizzere Melchior Anderegg e Jacob Anderegg. Di fatto, la cima fu sicuramente toccata almeno nel 1855 da Simeone De Silvestro detto Piovanel, cacciatore di Pecol e informatore del Tuckett.
Può darsi addirittura che ve ne fossero stati altri prima di allora, tutti cacciatori spinti presso la vetta inseguendo i camosci.

 

Pelmo - il Trono di Dio: 

 

Il Pelmo raggiunge i 3.169 m e separa la Val di Zoldo dalla valle del Boite.
La montagna è molto peculiare, perché si articola in due cime principali che sono il Pelmo vero e proprio, a nord, e il Pelmetto 2990 m a sud. Altra caratteristica della montagna è il suo lato orientale, dove l'ampio circo glaciale appare simile ad un sedile, motivo per cui viene localmente soprannominato el Caregon de 'l Padreterno ("il Trono del Padreterno").


Alla sua base sorgono tre rifugi alpini: il Rifugio Venezia-Alba Maria De Luca 1.947 m a est, il Rifugio Città di Fiume 1.918 m a nord-ovest e il Rifugio Passo Staulanza 1.766 m a ovest.


Il Pelmo è noto anche dal punto di vista paleontologico: ai suoi piedi, a quota 2.050 m non lontano dal rifugio Staulanza, è stato rinvenuto un masso con impronte di dinosauri.


Alpinismo
Il Pelmo è stata la prima cima delle Dolomiti ad essere scalata: il 19 settembre 1857 l'inglese John Ball raggiunse la vetta attraverso quella che fu poi chiamata cengia di Ball. Era accompagnato da una guida locale che però non raggiunse la cima. Ball scrisse poi di aver scelto il Pelmo per la sua prima scalata perché gli era sembrato il più bello tra tutti i monti delle Dolomiti che aveva visto.
Il Pelmetto fu invece raggiunto nel 1896 dalle guide Clemente Callegari (detto il Battistrada) e Angelo Panciera (detto il Mago).


Toponimo e leggende
Il nome della montagna in dialetto zoldano (Pelf) significa peloso ovvero boscoso. Una leggenda della Val di Zoldo racconta infatti che un tempo il Pelmo era una montagna particolarmente verdeggiante e sulla sua sommità, dove oggi si trova il circo glaciale, vi era addirittura un vasto pascolo, molto frequentato dai pastori. Poi, un evento catastrofico fece franare la montagna, scoprendo la nuda roccia e dando alla montagna l'imponente aspetto che ha tutt'oggi. Il racconto sembrerebbe avere un fondo di verità: sono stati individuati due ampi scoscendimenti, ora per lo più nascosti dalla vegetazione, che fanno pensare ad una grandiosa frana; questa avrebbe bloccato il corso del Maè, formando un grande lago che, prosciugatosi, scoprì la piana dove oggi sorge Mareson, frazione della Val di Zoldo.

(Fonte Wikipedia)

 

Il Pelmo in letteratura:
“Da qualunque parte si guardi, ma soprattutto da est e sud, si presenta come una gigantesca fortezza della più massiccia architettura, non fratturata in minareti e pinnacoli, come la maggior parte dei suoi rivali nelle Dolomiti, ma puramente difesa da altissimi bastioni a picco, le cui pareti in molti punti precipitano per più di 2.000 piedi.
L’aspetto di muratura è molto accentuato dal fatto che, in gran parte, gli strati si trovano in corsi quasi orizzontali e, di conseguenza, accade che molte delle più ripide pareti della montagna siano attraversate da cenge larghe abbastanza per fornire il passaggio ai camosci ed ai loro inseguitori.”
(John Ball, A Guide to the Eastern Alps, 1868)

 

 

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