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Con le ciaspe da Coi ai Lach

  • Difficoltà: Media - Verificare sempre le previsioni meteo e lo stato del manto nevoso (Arpa meteo)
  • Lunghezza: 6,6 km
  • Tempo di precorrenza: 5 h A/R
Quota:
1990 m
Dislivello:
500 m
Terreno:
Neve fresca
Gruppo Dolomitico:
Pelmo
Partenza:
Coi (1490 m)
Arrivo:
I Lach (1982 m)
Periodo consigliato:
Frequentazione:
Bassa

Coi è un piccolo villaggio che conserva ancora il puro sapore alpino. Da lì parte questa bella escursione verso la base del Monte Pelmo. Si inizia con un po' di salita per un sentiero aperto, dopo di che si entra in un fantastico bosco di abeti e larici e alla fine, a quota 2020 m, si esce su pendii aperti in un ambiente di rara bellezza. La discesa verso Le Mandre è tranquilla e piacevole, con la Marmolada che vigila da lontano. Consigliabile di pomeriggio per vedere come le Dolomiti al tramonto cambino colore istante dopo istante. È veramente una vista eccezionale.

 

Dalla deliziosa borgata di Coi, partendo dai pressi della chiesa panoramica dedicata a San Pellegrino, si segue un iniziale tratto asfaltato in salita, ammirando i magnifici tabiai, tipici fienili oggi riadattati ad abitazione che si caratterizzano per la lavorazione del legno che diventa simile ad un merletto. Gli edifici sorgono adagiati sui pascoli con la massiccia roccia del Monte Pelmo a fare da scenografica cornice. Al primo bivio si va a destra, in salita, per via Postròi e dalla fontana, accanto ad un crocifisso di legno, si ha uno dei più bei punti di vista.

 

Si continua dritti in salita e al termine delle case finisce anche l’asfalto. La strada si incassa restando sempre all’ombra ma all’altezza di primi edifici di Casere di Coi torna ad essere panoramica. Raggiunto il secondo gruppetto di case di Casere di Coi (1618 m) si incontra una fontana e si lascia la via per andare a destra, in forte salita (cartello Rif. Venezia 473, sulla casa).

La salita molto evidente è parecchio ripida e all’ombra di larici e abeti. Si faccia caso ad un cartello di legno, molto alto: a destra indica “473a I Lach” ma non si devia, si prosegue dritti seguendo “473 Le Mandre”. Dal sentiero di destra si farà ritorno al termine dell’anello che si va a percorrere.

La salita, sempre evidente, porta a passare a valle di un bel edificio isolato; non lo si raggiunge ma si prosegue sempre dritti e il tracciato si fa più stretto. Poco dopo la casa si incontra un cartello “Sass del Drago”. Indica una evidente roccia su cui appaiono presunte  orme di dinosauro, un piccolo assaggio della roccia che si trova più in alto sotto al Pelmetto (non toccata da questo itinerario), su cui sono state rilevate tracce di ben tre dinosauri diversi che nel Triassico Superiore (stiamo parlando di qualcosa come duecentoventi milioni di anni fa) passeggiarono sul Pelmo, che all’epoca era una pianura paludosa.

Il sentiero, finora un po’ chiuso e ripido, diventa più graduale mentre la vegetazione si fa via via più rada e attraversando una zona di massi sparsi si apre la vista superba: davanti sulle ripide pareti del Monte Pelmo, alle spalle sul Civetta, sul San Sebastiano e sul Tamer.

Da qui in poi il passo rallenterà non per la fatica della salita ma per la bellezza del panorama. Si attraversa un’intricata zona dove si cammina sui pini mughi semi sommersi dalla neve che si contendono il terreno con isolati abeti e larici, raggiungendo la zona de Le Mandre (1908 m). Si va ora decisamente a destra (cartello Rif. Venezia 472), seguendo una piacevole traccia che si snoda con andamento graduale e piacevole alla base del Pelmo che si alza ripido sulla nostra sinistra.

Quasi di sorpresa ecco un’ampia radura assolata: I Lach (1982 m), d’estate radura un po’ secca, nelle altre stagioni importante zona paludosa, in inverno una incantevole tavolozza bianca.

Se si è fortunati come visibilità, questo percorso permette di ammirare da un lato l’Antelao mentre dalla parte opposta, alle spalle, fa capolino la Marmolada: il re e la regina delle Dolomiti che si incontrano!

Si attraversa la radura tenendo la destra (più avanti, se non sommerso dalla neve, si trova il cartello che indica Coi 526) e con un’ampia curva si prende la via del ritorno superando un dosso (1990 m), su cui converge il sentiero che arriva da Zoppè. Lo si ignora proseguendo dritti e in discesa e la vegetazione poco alla volta si fa sempre più folta, tornando nel fitto del bosco. Una discesa ripida che porta rapidamente al bivio incontrato in salita, da cui si va a sinistra ripercorrendo la strada già fatta all’andata per tornare all’iconico Coi.

 

Per chi: per tutti ma con un minimo di orientamento, ma si tenga conto che dislivello e lunghezza sono abbastanza rilevanti.

Perché: si lascia una borgata incantata, dai magnifici tabiai ben recuperati che si pavoneggiano sotto il Monte Pelmo. Dopo una salita abbastanza ripida nel fitto e suggestivo bosco si viene ricompensati da un superbo panorama verso il Civetta mentre il Pelmo è così vicino e incombente che sembra di poterlo toccare con mano. Si segue quindi una piacevole traccia graduale attraverso bassi pini mughi, un tratto dall’ampio respiro in cui il passo rallenterà sicuramente per poter ammirare tutto con calma. Giunti all’ampia radura de I Lach si torna a scendere nel bosco per chiudere il cerchio con grande soddisfazione

 

Per praticare le escursioni invernali, consultare sempre il bollettino meteo e lo stato del manto nevoso. Ricordiamo che dal 1° gennaio 2022 è in vigore la nuova normativa che prevede l’obbligo di dispositivi di autosoccorso (artva – pala e sonda) per chiunque pratichi attività escursionistiche in ambienti innevati particolarmente esposti a probabili movimenti valanghivi.

 

Info
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