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Il paese dei silenzi - Sottorogno, Pradel, Foppa
  • Difficoltà: Facile, per famiglie
  • Lunghezza: 2.020 m
  • Tempo di precorrenza: 1 h
Quota:
1.018 m
Dislivello:
87 m
Terreno:
Strada e sentiero
Gruppo Dolomitico:
San Sebastiano
Partenza:
Dont 931 m
Arrivo:
Dont 931 m
Periodo consigliato:
Primavera, autunno, estate (attenzione sulla strada)
Frequentazione:
Bassa

Una passeggiata molto breve, semplice e piacevole, che dall’abitato di Dont segue il corso del torrente Duràm fino a Sottorogno. Da qui si può proseguire per un breve tratto fino a una fontana di acqua sorgiva, per poi salire a Pradel e ritornare a Dont lungo la strada provinciale 347 del passo Duràn.


Abbandonando la sp 251 all’imbocco dell’abitato di Dont (931 m), si parcheggia l’auto negli spazi disponibili accanto al parco giochi, nei pressi della confluenza del torrente Duràm con il Maè. Nei secoli passati Dont, oltre che noto per le miniere di ferro e le fusinèle, era importante nodo viario, perché qui iniziava (e parte tuttora) la strada che attraverso il passo Duràn raggiunge Agordo e la Val Cordèvole.


L’etimologia del nome (zonta= aggiunta) denota che qui venivano attaccati ai carri altri cavalli per poter affrontare la ripida strada del valico. Per andare a Sottorogno si segue la strada sterrata sulla sinistra (ovest) che si inoltra nella valle del Duràm, raggiunge un ponte sul torrente presso le ultime case (cartello, a sin. per Colcerver) e prosegue diritta, lasciando sulla sinistra un deposito di bombole di gas e sulla destra una catasta di legna. La strada, segnata ancora da vecchi paracarri e bei muretti a secco con sassi sagomati, prosegue per poche centinaia di metri, e dopo uno slarc go (con panchina) raggiunge l’abitato di Sottorogno (963 m, 15 min).


Il piccolo paese, raccolto e silenzioso, conc serva alcuni vecchi tabià e case, alcune delle quali ristrutturate. Sulla seconda casa che si incontra a destra vive il pittore Emiliano Piva, i cui quadri sono esposti e accatastati anche sul ballatoio. Proseguendo in direzione sud ovest, si segue la mulattiera sulla sinistra che prosegue in piano, si innesta in una strada forestale che attraversa su un ponte il torrente Duràm e prosegue poi per Tabià Ronch e Colcerver (segn. 537, sulla destra del secondo ponte, che attraversa il Ru Asinera dopo un cenc tinaio di metri si trova una bella fontana, che preleva l’acqua da una sorgente poco distante). Da Sottorogno, anziché rifare il percorso dell’andata, si può fare ritorno a Dont per la sp 347 del passo Duràn: ritornati in paese, per la strada asfaltata si sale a Pradèl (1.015 m) e da qui si scende per la strada provinciale, da cui si domina la chiesa di S. Caterina sulla destra.


La valle dei gelatieri
La popolazione zoldana, da sempre costretta ad emigrare in cerca di lavoro, si industriò in ogni campo: maestri d’ascia a Venezia, carpentieri nella costruzione di strade e dighe, boscaioli, meccanici, pasticceri, venditori ambulanti di pere cotte e frutta caramellata. Dalla metà dell’Ottocento gli zoldani cominciarono a produrre e vendere il gelato artigianale, che dal secondo dopoguerra divenne il loro prodotto distintivo, tanto che oggi la Val di Zoldo viene chiamata “la valle dei gelatieri”. Oggi le gelaterie zoldane sono sparse in tutto il mondo, in Italia e Germania soprattutto, ma perfino in Perù, Giappone, Cina, Sudafrica.

 

[Testo: Unione montana Longaronese Cadore Zoldo]

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