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Al laghetto dei Piridei
  • Difficoltà: Facile, per famiglie
  • Lunghezza: 4.940 m
  • Tempo di precorrenza: 2 h 30 min.
Quota:
1.544 m
Dislivello:
100 m
Terreno:
Sentiero, strada
Gruppo Dolomitico:
Monte Pelmo
Partenza:
Zoppè di Cadore, 1.444 m
Arrivo:
Zoppè di Cadore, 1.444 m
Periodo consigliato:
Estate
Frequentazione:
Bassa

Una passeggiata molto proficua, su bella strada, in mezzo a fitti boschi che a tratti si aprono sui monti della bassa Val di Zoldo. Dopo la piccola polla d’acqua, attrezzata con tavoli e panche, anziché ritornare sui propri passi si può prolungare la camminata salendo ai prati di Pian.


Dalla piazza di Zoppè (modesto parcheggio) si scende lungo la strada provinciale fino all’ultimo tornante della stessa che da Bragarezza sale a Zoppè (Belvedere, 1.418 m). Qui, sulla sinistra (est), ha inizio una strada forestale (cartelli per La Mandra e Col di Piridei), poco più che pianeggiante che si addentra in un fitto bosco di abeti e larici; dopo pochi minuti, in corrispondenza di un piccolo colle, si trova un cartello (loc. Livinai, 1.430 m) che segnala che la stradina prosegue per Tabià Socroda e poi, dopo breve salita, uno slargo (Percorso Natura n. 7) con panchina e Cristo. Si oltrepassa poi il tabià di Piol, dove la vista si apre su Rocchette, Mezzodì e Tamer-S. Sebastiano (da sinistra scende il sentiero da Col del Pian). Poco più avanti in loc. La Mandra, sulla sinistra si dipartono due sentieri, possibili alternative per chi volesse abbreviare il percorso, che vanno a innestarsi il primo a Pian in corrispondenza della piazzola dell’elicottero, e il secondo sul primo tornante sotto la casera di Pian.


Proseguendo per la strada, sempre con poco rilevanti saliscendi, si attraversa un ruscello e si raggiunge il laghetto di Piridei, una modesta pozza d’acqua, attraversata anche da una passerella, in un’area ben attrezzata con panchine e tavolini (sorgente d’acqua con festil sulla sinistra della strada). Proseguendo, si ignora una deviazione a destra che si spegne scendendo e subito dopo un sentiero che scende da sinistra e più avanti si trova un bivio: un ramo della strada prosegue diritto per tabià Socroda, mentre un secondo piega decisamente a sinistra (est) e sale, dapprima ripidamente per un centinaio di metri, poi più dolcemente, passa sotto la malga di Pian (chiusa) e si innesta sulla strada che da Zoppè porta a forcella Ciandolada e al rifugio Venezia poco prima dell’eliporto.


In corrispondenza di quest’ultimo, sulla sinistra della curva, scende il sentiero che porta a Col del Pian e poi alla strada percorsa all’andata in corrispondenza de La Mandra. Proseguendo per la strada, in corrispondenza della prima casa scende, a tratti molto ripidamente, la stradina chiamata del Col de Costa, che termina nella borgata di Villa in prossimità di una fontana. Si può seguirla per tornare al punto di partenza, oppure si può proseguire più comodamente per la strada fino a Bortolot e da qui per la provinciale tornare al punto di partenza.


Le origini di Zoppè
Tutti i paesi hanno delle leggende sulle loro origini, ed anche Zoppè ha le sue: un castello a Fies, un cimitero dei pagani, una contessa che da Zoppè si recava a Zoldo a messa accolta dal Pievano con croce e stola al suono delle campane, ecc...
Ma tutti noi sappiamo che cosa sono le leggende, anche se un fondamento di verità ci deve pur essere. Spesso poi la realtà si mescola alla fantasia; ecco allora che, per esempio, Ottone Brentari nella sua “Guida storico alpina del Cadore e della Valle di Zoldo” (1886) scrive: “…gli abitanti di Gogna, fuggendo dagli Unni, sarebbero andati a fondare nel V secolo un castello sul colle di Fies, presso Zoppè; e lì sono tracce di una vecchia strada, detta ancora strada dei pagani, come chiamansi cimitero dei pagani alcuni segni di antiche abitazioni nella località Chiania.
Nel 1198 si cominciarono nella valle di Zoppè le officine di ferro, che vi durarono due secoli, nel luogo che dicesi ancora Pian del Forno”. I dati storici affermati ci dicono però che Zoppè come paese è relativamente giovane. Prima del 1500 non si può parlare di villaggio, anche se le origini vanno spostate molto più indietro. In precedenza, infatti, viene citato un “Mons Zupedi” (monte di Zoppè: inteso non nel senso moderno, bensì come zona di pascolo e prato): è così che lo troviamo menzionato in documenti del 1155, 1216, 1357, 1369, 1428 ed ancora nel 1446, quando è confermata la presenza in loco di tre Masi.

 

[Testo: Unione montana Longaronese Cadore Zoldo]

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