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Itinerari della Grande Guerra: il Monte Rite

  • Difficoltà: Media
  • Lunghezza:
  • Tempo di precorrenza: 2 h alla cima (to the top)
Quota:
m 2183
Dislivello:
m 650
Terreno:
Strada sterrata
Gruppo Dolomitico:
Partenza:
Passo Cibiana (m 1536)
Arrivo:
Monte Rite (m 2183)
Periodo consigliato:
Estate, autunno
Frequentazione:
Alta

L'itinerario permette di visitare l’ultima e più moderna realizzazione della Fortezza Cadore-Maè, in gran parte riconoscibile pur nel contesto della ristrutturazione dell’intera struttura per la realizzazione del “Museo nelle nuvole” e dell’ “Hotel Dolomites”. Da F.lla Cibiana si segue la bella carrabile militare (segnavia n. 479) che con pendenza costante (max. 11% circa 1 km sotto la vetta) risale le falde sud del monte Rite, toccando F.lla Deona (m 2053) prima di arrivare con un ultimo tronco fino alla batteria. Dai Fienili La Costa (m 1600 circa) è possibile prendere a sinistra un bel sentiero nel bosco che sbocca poi in alto sulla strada presso F.lla Deona, evitando così gli inconvenienti del passaggio delle navette. Ritrovo: presso “Albergo Remauro” a F.lla Cibiana (m 1536), da dove si può salire alla vetta (m 2183) o a piedi o in navetta.

 

Il Forte di Monte Rite
L’impianto, costruito negli anni 1911-15, a quota m 2183, costituiva l’ultima e più moderna realizzazione della Fortezza Cadore-Maè, Lunghe diatribe sottesero il tracciato della strada d’accesso al monte e solo alla fine si scelse la partenza da Venas anziché da Valle, allorché il Comune di Cibiana, tramite una convenzione con l’Amministrazione Militare stipulata il 15 dicembre 1911, cedette gratuitamente tutto il terreno di proprietà comunale occorrente alla costruzione dell’intera arteria e dell’opera fortificata. Tutti i lavori sulla cima, affidati in gran parte all’impresa Rebonato & Toffanin, subirono però notevoli ritardi, che portarono l’intero complesso a presentarsi impreparato all’appuntamento con la guerra. Anche la caserma di Cozzene rimase incompiuta, nonché numerose mulattiere e postazioni complementari. La strada, che nel primo tratto, da Venas a Cibiana, costituì un notevole vantaggio per la popolazione civile, essendo in pratica il primo vero accesso al paese delle chiavi, portava a Forcella Cibiana e poi alla vetta del monte, fino al piazzale della grande caserma che, lunga più di 60 metri ed alta più di 7, era organizzata su due piani, per un totale di 18 vani.

 

Sul fianco destro una galleria scavata nella roccia, lunga più di 20 metri, conduceva ad un altro piazzale situato più ad est, sul quale si affacciava un’ulteriore costruzione ad un solo piano, composta da due corpi adibiti a magazzini. Sulla destra partiva la mulattiera che conduceva alla quota batteria e che proseguiva poi verso l’osservatorio di artiglieria e la Croce di M. Rite. L’accesso al coperto alla batteria era assicurato da una lunga galleria scavata nella roccia, lunga più di 50 metri, ed un ulteriore braccio della strada portava dal piazzale della caserma fino agli accessi della polveriera e dei laboratori per il confezionamento delle cariche. Il deposito della balistite e delle granate, costituito da un grande locale di circa 120 mq, veniva raggiunto tramite una galleria scavata nella roccia e lunga quasi 35 metri, con andamento spezzato. La batteria consisteva in un blocco di calcestruzzo a forma di “U” rovesciata, lungo m 81, largo circa 20 alle estremità e 15 al centro, con muri perimetrali in pietra bocciardata e muratura interna in pietrame.

 

In tale struttura erano stati ricavati 4 pozzi con rampe d’accesso collegate tra loro da un corridoio d’intercomunicazione, lungo m 78 e largo 3, con pavimento in cemento lisciato. Lungo questo corridoio e tra i 4 pozzi erano stati ricavati ben 14 locali, adibiti a riservette, ed una grande stanza, destinata ad alloggio serventi, sotto la quale vennero realizzate delle grandi vasche per la riserva d’acqua. Nei 4 pozzi erano ospitati altrettanti cannoni da 149 A, con copertura pesante (cupole Armstrong), costituita da tre piastre in acciaio al nichelio dello spessore di 140 mm. Il raggio d’azione dei cannoni, calcolato sulla base di una gittata di circa 14.000 metri, possibile con la granata monoblocco, veniva ad investire le principali direttrici d’invasione nemica, da Cortina allo Zoldano, ma pure dalle Marmarole al Cridola. A circa 50 metri dal fianco sinistro della batteria furono ricavate 4 piazzole per artiglierie da 149 su affusto e a circa 200 metri di distanza, tra Forcelle Deona e il forte stesso, venne costruita una serie di baraccamenti adibiti ad alloggio ufficiali, mensa, magazzini, panificio, depositi, cucine, ricoveri, ecc. Tutto un organico complesso di reticolati racchiudeva la linea fortificata per mettere la difesa vicina in grado di respingere eventuali colpi di mano condotti dal nemico di sorpresa e magari con l’aiuto del buio e della nebbia. A quota m 2013, 200 metri sotto Forcella Deona, una grande caserma a due piani fu adibita a ricovero soldati, gendarmeria ed infermeria, mentre a nord-ovest di M. Rite, a quota m 1793, sotto la Croce di Monte Rite, fu iniziata ma mai ultimata un’altra grande caserma sempre a due piani. A Col del Turno, a quota m 2013, raggiungibile tramite carrabile dalla forcella di quota m 1981, fu scavata, ma non ultimata, una galleria larga 3 metri e lunga più di 50, che attraversava da costa a costa l’intera altura, sbucando con una cannoniera indirizzata verso la valle del Boite, da Borca a Cortina: essa era destinata ad ospitare pezzi da 149 G su affusti da difesa, mentre di analoga galleria nelle immediate vicinanze si sono perse anche le tracce dell’entrata. Allo scoppio della Grande Guerra il Rite era presidiato dalla 10a cp del I Gruppo del 7° Reggimento Artiglieria da Fortezza (E.P.) e dalla 62a cp del X Btg Presidiario, per un totale di circa 300 uomini.

 

Aveva in dotazione 4 cannoni da 70 M, 4 da 75 A, 4 da 149 G, mentre erano ancora in corso di postazione i pezzi da 149 A in cupola. I rilevamenti fatti da ricognitori austriaci il 4 novembre 1917 permettono di constatare come l’impianto dopo Caporetto fosse ancora in perfetta efficienza, ma già in corso di abbandono da parte delle truppe presidiarie. Gli austriaci, dopo aver prelevato nell’anno dell’invasione molte munizioni del forte, lo danneggiarono esizialmente nell’ottobre 1918, lasciando poi ai recuperanti il compito di portare a valle residuati piccoli e grandi.

 

(testi: I LUOGHI DELLA GRANDE GUERRA IN PROVINCIA DI BELLUNO Interventi di recupero e valorizzazione nei territori del Parco della Memoria Progetto cofinanziato dall’Unione Europea mediante Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Iniziativa Comunitaria Interreg IIIA Italia-Austria 2000-2006 - Progetto (Cod. VEN 222001) - si ringrazia l'Unione montana Agordina per la concessione dei testi). 

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