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Fermo restando: oscillazioni

Pausa in Val di Zoldo: fermo restando, oscillando sulla propria amaca! Il simpatico racconto di Emiliano.

 

Sono disteso su un’amaca colorata, che ho fissato fra due alberi; oscillazioni lente, qui al bordo del precipizio inciso dalle acque, nei dintorni della Casera della Grava fra Civetta e Moiazza. I miei amici poco distante stanno giocando ad assomigliare ai folletti. 

 

Un’alleata questa mia amaca, che mi fa vivere il limite fisico del burrone sotto un altro punto di vista. Da qui posso frequentare il vuoto in tranquillità, senza paura, lasciandomi andare alle oscillazioni che il vento e il mio battito cardiaco regalano alle funi di questa maglia sudamericana. In questa rete fasciante, molto riposante, si insinua il vento delle Dolomiti fischiando leggermente. Guardo a lato e vedo le foglie di un bel faggio mosse dal vento, come me. Le foglie oscillano con un ritmo, i rami più fini con un altro, quelli più grossi con un altro ritmo ancora. Anche i tronchi si muovono, così lentamente da averne la percezione solo grazie allo scricchiolio del legno che si diffonde ogni tanto.

Oscilla anche il grosso macaone che muovendo i colori delle sue ali nell’aria tersa, libera in me il ricordo delle emozioni bambine, alzandomi gli angoli della bocca in un sorriso di gratitudine. Quest’aria è molto respirabile, resa viva dalla presenza del Ru della Grava qui vicino, di cui scorgo la voce. Grazie alla sua presenza, ogni mattina miliardi di goccioline di bruma ricoprono questi luoghi, facendo essere fiori e foglie il capolavoro che sono. Acqua viva, distribuita equamente e non posseduta da nessuno, con il primo sole scompare, togliendosi di scena per tornare al momento giusto.

 

Il mio equilibrio sull’amaca, non è solo fisico ma ora anche spirituale e colgo la complessità e l’incredibile silenzio delle mille relazioni intorno a me; ne ho la percezione immediata e la mia mente fatica a inseguire questi significati, forse non dovrei fra entrare la ragione in questo mondo frutto della pura percezione.

 

Fermo restando che la natura è bella, continuo ad oscillare restando fermo. Vorrei che questo momento non finisse mai, vorrei essere albero radicato, dimenticarmi la strada del ritorno e non aver bisogno di sviluppare le mie esperienze attraverso gli innumerevoli spostamenti richiesti dai tempi moderni. Fermo restando, come i centenari legni che ho attorno, oscillando al vento, oggi posso imparare da ciò che mi incontra e mi attraversa, accontentandomi di ciò che viene da me, senza impartire ordini o comandi, senza pretese ne contese. Immerso qui, nell’equilibrio, mi ha avvolto la sera, questa notte resterò nell’amaca a dormire e domattina tornerò con i piedi per terra.

 

Emiliano Oddone

 

[Photo credits - Eva Lovat]

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