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Passi di ciaspe nella notte

Rachele ci racconta la sua esperienza ciaspolando in notturna nella Val di Zoldo.

 

E’ notte… la luce della luna illumina i campi coperti di neve dietro casa, il minestrone sobbolle nella pentola e io esco, pronta ad allacciare le ciaspe ai piedi. Voglio uscire, esco per ripicca. Ho amici meravigliosi, amici che gli sci li tengono sempre in macchina e non perdono occasione per stare in montagna. Ho amici che scavano buche nella neve, vanno a dormire al tramonto e si svegliano all’alba, uscendo dalla loro tendina, un puntino giallo sotto le stelle. Quindi io abbandono il rassicurante minestrone sul fuoco e cammino con le ciaspe al chiaro di luna.



Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame. Camminando nella neve, il passo incerto tra lo scivolare e il guardarsi attorno, penso al nostro piccolo mondo agricolo e le sue certezze, all’importanza della neve. L’eccessiva acqua affonda il seme, lo affoga e lo marcisce. Al contrario la neve lo protegge dalle gelate come una coperta, per farlo germogliare sano al risveglio della primavera, quando sciogliendosi lentamente la coltre sarà assorbita dal terreno senza rovinare i raccolti.




Il passare del tempo è evidente, le ciaspole di plastica e acciaio che indosso per non sprofondare nella neve ricordano solo approssimativamente i “racchettoni” di corde e legno che i nonni si legavano ai piedi per attraversare le stesse strade tra i campi. Resta immutata tuttavia l’essenza di questo adagio nel sintetizzare il ciclo dei mesi e delle stagioni. Il cielo è sereno, gobba a levente luna calante, gobba a ponente… non me lo ricordo più, faccio una gran confusione, guardo il riflesso della luna, mi distraggo e inciampo. Camminare con le ciaspe è facilissimo ma rende goffi allo stesso tempo.



Non è poi così freddo, mi prendo una pausa e guardo verso il paese, le finestre illuminate, la sagoma delle montagne. Tra pochi giorni è Natale, sono già in programma le ciaspolate al chiaro di luna con gli amici che rientrano in valle, il vino caldo e i panettoni. L’unica compagnia di questa serata invece è un allocco, che mi guarda perplesso dal ramo di un albero ai margini del bosco.

 




http://en.wikipedia.org/wiki/Tawny_Owl



Probabilmente anche agli allocchi era dedicato qualche detto popolare, di sicuro molti erano riservati alle civette. Non ne ricordo nemmeno uno, a dire la verità non so nemmeno se il pennuto perplesso sia effettivamente un allocco. Lui ad ogni modo non sembra avere fretta, mentre io mi ricordo del minestrone che bolle sul fuoco e mi precipito verso casa. Tra le cisape e la mia distrazione, il capitombolo è assicurato, ma la neve è un piumone morbido, copre la terra e attutisce il colpo.

 

Rachele Lodi

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