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L'anello del Monte Pena

Ambra racconta la sua esperienza percorrendo l'Anello del Monte Pena, monte minore ai piedi del maestoso Monte Pelmo. Un itinerario facile, che sceglie per un'escursione autunnale.

 

E’ un sabato mattina, suona la sveglia. Si dice che oggi la giornata sarà splendida, per domani invece avrebbero promesso pioggia a catinelle… ma si possono creare simili ricatti mentali?!! Come dormire?!! Mi ricordo del ‘Giuliacci team’ e apro i balconi per vedere il cielo e scoprirlo tremendamente azzurro. Ci sono giornate che ti permettono il lusso di alzare gli occhi e decidere come organizzarti perché non conoscono orari o timbrature, rappresentate da una pagina bianca dell’agenda… quelle in cui diventi esattamente il risultato di quello che sei, in base ai gusti, alle esigenze del momento, alle passioni. Deciso: un cielo senza nemmeno una nuvola e con l’escursione termica di questi giorni riproduce la giornata ideale per una passeggiata in alta quota. Oggi vorrei fare uno degli anelli del Pelmo, nello specifico quello del Monte Pena.

Prendo e vado: direzione Zoppe’ di Cadore (1460 m). Lascio la macchina dove finisce l’asfalto e comincia una strada sterrata che si inoltra nel bosco e mi conduce al bivio in località Fraine (1600 m). Non credevo ci fosse neve invece il sentiero è completamente bianco e soffice. Prendo la strada che sale verso nord fino a raggiungere la località Torniché (1693 m). E’ trascorsa una mezzoretta quando, abbandonando la strada seguita finora, proseguo verso ovest lungo la mulattiera che porta alle Pale del Serla (strada 493). Il panorama si sta già aprendo: vedo l’Antelao e gli Spalti del Toro. Continuo fino a giungere alla Forcella del Colonel de la Stanga (1857 m): da qui si vedono le Dolomiti Ampezzane e il Sorapiss. Il panorama è fantastico, il sole mi scalda e la giornata è esattamente come l’avevo immaginata: la proiezione perfetta che mi era apparsa mentre ero in catalessi a letto e che ha creato il motore per accantonare la voglia di ammuffire fino a tardi… Se non fossi partita avrei avuto una carogna appoggiata sulla spalla fino a qualche secolo dopo il tramonto.

Proseguo soddisfatta tra uno scatto e l’altro in un saliscendi che mi porta a vedere finalmente il mio protagonista preferito: il Pelmo. Continuo il cammino verso la forcella a sud del Col del Fer (1951 m) da dove è visibile il Rifugio Venezia, ai piedi del Caregòn del Signor. Passo poi accanto ad una stazione meteorologica che mi conduce al passo di Rutorto, punto di congiunzione di vari sentieri provenienti da Zoppè e da Forcella Staulanza. Da qui il paesaggio è surreale: le dune di terriccio tra la neve e la steppa creano degli spazi romantici ai piedi del Pelmo. Ci fermiamo anche noi… il silenzio, il paesaggio, il sole che scalda e l’assenza di vento tra queste collinette mi fanno sentire nel posto giusto al momento giusto. Sosto un’oretta, tempo di comporre al volo il mio panino croccante con speck, qualche sottaceto e un po’ di formaggio. Dopo un po’ di relax, qualche riflessione e un po’ di tintarella eccomi pronta per tornare… imbocco il sentiero 451 verso Zoppè, la zona è fangosa ma in poco tempo sono di nuovo sul sentiero che mi riporta alla macchina.

Generalmente non sono così scrupolosa nel narrare le mie escursioni ma ho volutamente inserito alcuni dettagli per dimostrare che esistono scenari mozzafiato, ai piedi di montagne che ci contraddistinguono nel mondo, anche senza la necessità di affrontare grandi dislivelli. Questo percorso è una passeggiata che permette di arrivare velocemente in una location da dove è possibile ammirare una sky line delle nostre Dolomiti che lascia senza fiato. Il bello delle montagne è che non precludono a nessuno la possibilità di essere ammirate. La persona meno interessata può vederle da distante (…sono così maestose…), può conoscerne così le forme e riconoscerle senza aver mai faticato. L’appassionato può avvicinarsi, dedicando loro più tempo, vedendole più da vicino per sentire il loro silenzio e la pace che le avvolge, vedere i colori magnifici che le svegliano all’alba o immortalare la buona notte che ricevono dal sole la sera. Alcuni poi le toccano, le scalano, creano nuovi percorsi e le narrano attraverso libri e guide. Le montagne sono di chi le ama e di chi non crede che una buona gamba sia più meritevole di ammirarle rispetto ad una parente pigra.

Fanno parte di quella categoria di cose che non hanno un prezzo, non possono essere comprate, non hanno un tempo, esisteranno sempre, non ti stuferanno mai perché sanno regalarti emozioni sempre diverse ma stupendamente autentiche.

Quindi che dire??! Non esistono montagne che non possono essere esplorate … ma magari il K2 lo ammiro ancora per qualche tempo tramite internet.

 

Ambra Bosa


ATTENZIONE: come da comunicazione del Cai Veneto, in seguito al maltempo eccezionale dello scorso 29 ottobre alcuni sentieri risultano danneggati. Per aggiornamenti sullo stato dei sentieri visita la pagina www.caiveneto.it/home.

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