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Il sentiero Tivan

L’Arpav dice: precipitazioni assenti (0%). E’ luglio e ho a disposizione tutta la giornata. Dove andare?

La luce del giorno tiene fino alle 20.00, ci fidiamo a tentare un itinerario più impegnativo del nostro solito, andiamo con calma, assaporiamo il momento anche se partiamo tardi: facciamo il Tivan.

Il sentiero Tivan, tratto dell’Anello Zoldano, ha acquistato ulteriore fama in questi ultimi anni, da quando nel 2013 è stato introdotto nel percorso originale di 53km della gara di corsa Dolomiti Extreme Trail. Tanto anelato dagli organizzatori e dagli atleti, si è sempre fatto desiderare, rendendosi disponibile solo nel 2015 quando la neve non avrebbe dato preoccupazioni.

Quest’anno un po’ di neve forse, la troverò anch’io.

Partiamo dal Rifugio Coldai, dopo una breve salita con la seggiovia Palafavera-Pioda e l’avvistamento di alcune marmotte infastidite dal passaggio dei visitatori del lago, che poco più avanti ci auguriamo non sia preso d’assalto.

Ci stacchiamo lentamente dallo sperone che ospita il rifugio, proseguendo su un breve tratto di ghiaione. C’è subito una conca verde, colma al centro di neve ormai un po’ ingrigita. Un escursionista cerca tra i massi qualcosa, dall’alto l’osserviamo. Una marmotta sgattaiola di nascosto e si nasconde in un buco, a pochi passi dietro di lui: forse voleva vederla più da vicino. Mi sa che l’ha fregato.

Sono splendidi questi prati, pieni di genziane, papaveri di montagna gialli e aranciati. Ci fermiamo in continuazione a fotografarli e a classificarli nella nostra mente.

Arriviamo alla ferrata di cui tutti parlano. Supero l'ultimo tratto attrezzato. Finisco in una conca, tra ghiaioni, prati magnifici, rocce perfette che risplendono sotto il sole. Un silenzio indisturbato e puro. E’ difficile andarsene, a stento si immagina possa esserci più avanti un posto bello così e allora te lo godi quanto puoi.

Invece il sentiero continua a snodarsi tra luoghi speciali e unici, uno più bello dell’altro. Penso sia uno degli itinerari dove meglio si comprende perché le Dolomiti sono state riconosciute Patrimonio Mondiale dell’umanità. Le pareti, la forma delle rocce, scolpite e intarsiate dalla natura, ogni croda sembra avere la sua identità.

Dopo una parete tanto increspata ma regolare da sembrare la pelle di un elefante, una parete venata di sfumature azzurre, spaccature formate probabilmente dal ghiaccio e altre meraviglie, arriviamo con voluta lentezza verso la fine. Sentiamo il suono di acqua che scorre e ci avviciniamo a una sorgente cristallina, che si fa spazio tra le rocce con piccoli salti.

Scendiamo verso la Grava, per guardarci anche un po’ di mucche, cavalli e asini al pascolo (in alternativa si può scendere anche verso Pecol). Siamo comodi: ci verranno a prendere alla malga.

 

Il Tivan è un percorso non da tutti, è abbastanza impegnativo e da evitare (purtroppo) per chi soffre di forti vertigini. Partite informati e preparati, prima di fare questo regalo a voi stessi.

 

 Una lettrice

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