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I castelli di Moschesin: la Grande Guerra in Val di Zoldo

Andrea Pasqualotto, scrittore di montagna, ci racconta la sua esperienza sui sentieri della Grande Guerra in Val di Zoldo, fino al Forte di Moschesin.

 

A forcella Moschesin c’è una linea, ma quasi non la si vede.

A forcella Moschesin questa linea ha un nome, una storia e una geografia, nascosti in una selva di baranci arsi, densi e contorti.

A forcella Moschesin ci sono due castelli che valgono un’escursione, anche se da tempo sono rimasti senza guarnigione.

Salgo lungo la val Prampèr, in direzione dell’ampia sella che chiude la vista a sud.

L’evidente mulattiera che taglia regolare il pendio ripido dei ghiaioni mi porta in un paio di ore al pianoro, dove si trovano alcune tracce della Grande Guerra in Val di Zoldo

I ruderi di un forte, ancora imponenti dopo oltre un secolo, tradiscono subito la presenza di uno dei presìdi della Linea Gialla, l’ultimo strategico baluardo progettato ad inizio del ‘900 per difendere la patria contro l’orda d’oltralpe.

Nel malaugurato caso di rottura del fronte dolomitico, una serie di agili ma fitte guarnigioni militari, fatta di trincee, gallerie, postazioni d’artiglieria, mulattiere, ricoveri e appunto fortini per le truppe, avrebbe dovuto rallentare l’avanzata.

Il forte di Moschesin venne completato prima dell’inizio della Grande Guerra, nel 1913.

Peccato che le vicende di Caporetto obbligarono ad una frettolosa ritirata fin giù sulla linea del Piave.

Il forte, come tutte le opere a corollario nascoste tra le friabili dolomie, anche se invase dalla vegetazione, non contribuirono attivamente alle sorti della guerra, e da allora presidiano in silenzio le pacifiche valli dolomitiche.

Intorno al pianoro, che fa da spartiacque tra il Cordevole e il Maè, una corona di creste e cime, tra le più selvagge e incontaminate delle Dolomiti, si perde verso l’orizzonte.

Spiz di Mezzodì, Prampèr, Talvena, Monti del Sole, Pale di San Lucano e infine, incombente ed elegante, la mole frastagliata del Castello di Moschesin.

Proseguo in direzione del Rifugio Pramperét, il presìdio di questa valle che preferisco, e che ora accoglie le guarnigioni di escursionisti d’oltralpe non più minacciose…a meno che non finiscano le scorte di birra e salsicce.

 

Andrea Pasqualotto

 

[PIc. Eva Lovat]

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