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Camminare nel bosco

I boschi della Val di Zoldo sono estesi, fitti e belli…. spesso di pregio…. e d’inverno si fanno coprire dalla neve.

A volte li abbraccia fermandosi su di loro, a volte dopo poco scivola giù. A volte è pesante e troppa e allora gli alberi flettono i rami fino a romperli, e si alleggeriscono emanando sonori “crak” per non soccombere. L’anno scorso fra abbondanza di neve e valanghe la rigogliosa popolazione arborea ha subito delle perdite, sono stati molti infatti gli schianti.

Ma il bosco non è solo una distesa di alberi, il bosco è molto di più. Il bosco è anche l’insieme di migliaia di creature che lo abitano e, per quanto le attività siano ridotte in inverno, sulla neve restano molte tracce di passaggi di animali, piccoli e grandi.

Camminare in solitaria nella neve in un bosco con due belle ciaspe ai piedi o sugli sci con l’aiuto delle pelli, permette una dimensione di dialogo con il bosco e la montagna del tutto unica. Ispirata da chi il bosco lo abita.

Infatti, fra queste Dolomiti di Zoldo, si possono incontrare mille tracce e piste di esseri del bosco, impresse nella neve. Sono davvero molti i passaggi registrati, alcuni di qualche giorno fa, e magari nelle “peste” è caduta altra neve o degli aghi di pino; altre fresche… da poco pestate, evidenziano la forma della zampa o dello zoccolo, facendoti comparire nella mente l’immagine di una volpe o di un cervo.

Puoi affezionarti alla esile passeggiata di un capriolo e seguendolo vedere come a volte si avvicina a qualche tronco per grattarsi un po’, lasciando un ciuffo lanuginoso sulla corteccia.

Spettacolari sono le traiettorie delle lepri, che con balzi più o meno ravvicinati danno l’idea precisa delle accelerazioni, delle titubanze, dei cambi repentini di direzione.


Si può essere fortunati tanto da incontrare spazi dove si è consumata una predazione, e allora la neve è davvero smossa, si vedono tracce anche molto confuse, possono esserci ciuffi di pelo strappati dai morsi e qualche macchia di sangue nel candido manto.

Mi è anche capitato di incontrare tracce di ali aperte e chiuse velocemente nell’atto dell’atterraggio di un rapace o di un corvo…. e nella neve vedi proprio una carezza d’ala con le piume impresse nel bianco. Solo attraverso l’analisi di queste impronte ho potuto immaginare l’efficacia di un’ala.


Sono tanti gli animali che lasciano tracce…. se si vuole si possono cercare le rare tracce dell’orso bruno, o della lince, o del gatto selvatico….. Ma le tracce che più mi appassionano e che più descrivono il bosco dal mio punto di vista, sono le tracce dello scoiattolo. E’ un essere piccolo e molto veloce…. ma predabile.


Nella sua delicata situazione si fa aiutare da alberi secolari, dai quali non scende quasi mai e vi trova rifugio. Spesso nella neve, alla base di un grosso tronco si vede dove il roditore scende, immergendo le zampette nella fredda coltre. Da lì pochi balzi con “i piedi per terra”…. pochi metri, fino a raggiungere la base di un tronco di un altro grosso albero. Le tracce finiscono dove inizia la verticalità dell’albero… è risalito. Pochi metri, e subito su… al sicuro. A volte vedi come l’animale divaga nello spazio fra due alberi, alla ricerca di qualche buona pigna, ma, sia la permanenza che la cena risultano sempre di grande frugalità.

Gli alberi di tutto un bosco sembrano essere, dal punto di vista dello scoiattolo, luoghi dove rifugiarsi, riposarsi, rifocillarsi… e le veloci linee percorribili a terra fra un albero e l’altro, sono come delle maglie vitali che uniscono gli alberi fra loro. Da queste traiettorie in rete, mi immagino la rete di radici nel sottosuolo e l’intreccio di fronde sopra la mia testa. Il gioco di relazioni è incredibile.

Immaginando di essere uno scoiattolo, mi sembra di intuire che gli alberi di un bosco sono un abbraccio…. e gli esseri che ci camminano o volano in mezzo, tessono ogni giorno e ogni notte un racconto diverso, fatto di traiettorie fra punti fissi.


Mi piace pensare che questi racconti sussurrati e trasportati dal vento, siano un respiro plurimo che diviene parte della storia… e in verità, solo la neve, destinata a scomparire, ne contenga la traccia scritta.

 

Emiliano Oddone

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