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Il larìn, il cuore della casa

Per capire la tipologia costruttiva della casa rurale dell’area alpina, possiamo partire dal ‘Fuoco’: il fuoco dunque sin dai primordi è stato il cuore dell’abitazione, il fulcro attorno al quale si è organizzato lo spazio abitato, in queste zone, caratterizzate da un clima avverso, diventa un fattore primario in quanto elemento indispensabile di pura sopravvivenza.

La casa si struttura, nasce quasi attorno ad esso sia per quanto riguarda le funzioni: cucinare, riscaldarsi, riunirsi in più persone, sia nelle diverse tipologie di utilizzo: a fiamma viva, a camera di combustione, ad accumulo di braci. Il fuoco diventerà anche un sinonimo, per contare le case o i nuclei familiari per molto tempo si è usato il termine “fuochi”, quindi fuoco come famiglia.

Parlando di fuoco in Val di Zoldo ci si imbatte però in una singolare commistione di cultura alpina, la “stufa” ad alimentazione indiretta, e di cultura prealpino-veneta, il fogher a fiamma aperta. Citando sempre Gellner :

    Nello Zoldano è anche documentata una forma primordiale di cellula abitativa attrezzata di “fuoco”: è una unità familiare monovano che assolve in un unico locale tutte le esigenze di una dimora stabile: cucina, soggiorno, letto ed anche lavoro; ha un accesso indipendente dall’esterno, ovviamente è tagliata per una famiglia minima, di due, al massimo di tre membri.

Nell’edizione più elementare di tale cellula il “fuoco” consiste in un semplice larin, fuoco aperto che ha per supporto un lastrone di pietra addossato alle pareti in un angolo, e sormontato da una rudimentale cappa per l’espulsione di fumi.

Una successiva fase dell’evoluzione/utilizzo del “fuoco” si ha con lo spostamento del larin verso il centro della stanza: il fuoco non assolve più solo alla funzione di riscaldare ambiente e persone o di preparazione dei cibi, ma diventa il “centro” della casa: il luogo di riunione delle famiglia o di più famiglie nel caso del filò.

Un ulteriore passo nel processo evolutivo dell’abitare alpino si ha con la netta separazione delle funzioni cucinare, in una stanza, e di soggiornare e pranzare in un’altra, in locali divisi ma contigui. A questo punto il larin resta nella cucina vera e propria, mentre compare la stua una struttura muraria rivestita però in legno, alimentata dalla cucina o dallo stesso larin. Una singolarità zoldana la contemporanea presenza, in una abitazione, sia del fogher, ossia del larin con il suo contorno di panche che di una stua pure attrezzata di panche. Evidentemente un doppio luogo di ritrovo, perché sia il fogher che la stua costituiscono entrambi il cuore di una casa, il centro della famiglia. Il fatto può essere interpretato, in un paese di compenetrazioni contermini, come appropriazione di due opposti apporti culturali, uno dal nord, la stua e uno dal sud, il fogher.

Il fogher ormai diventa un corpo esterno, una sporgenza a livello di piano terra dal muro perimetrale di una casa; nello Zoldano assume forme planimetriche non solo rettangolari, ma anche di mezzo ottagono, di rettangolo o quadrato ma con spigoli stondati se non addirittura a forma di semicerchio. Con un piccolo tetto autonomo e una propria canna fumaria anch’essa esterna che oltrepassa lo sporto del tetto della casa. Dotato di finestre sui lati esterni, al centro la base in blocchi di pietra rialzata contornata da panche su due o tre lati, molto alte per consentire di poggiare i piedi sullo spigolo della pietra mettendosi così al riparo dalla corrente d’aria che alimenta da sotto la fiamma.

La cappa è per lo più centrale e abbraccia tutta l’area del basamento, dotata di una finitura in legno sagomato a formare delle vere mensole di appoggio, spesso completata di una tendina ricamata con la doppia funzione estetica e di aumentare il tiraggio dei fumi. Al centro dalla grande cappa scende la cadena per l’aggancio di pentole mentre la zona di fuoco è completata dal brandol, alare più o meno lavorato (non dimentichiamo che nello Zoldano l’arte di lavorazione del ferro è di casa); per finire, un piano in legno ribaltabile ancorato ad uno dei lati dello schienale completa il fogher.

Fabio Santin

 

[Foto: Ragazza al focolare, Gavaz di Goima 1917 – foto tratta da “Tempore belli”, di Alberto Alpago Novello – ed. DBS 1995]

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