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Qual è il carattere di Zoldo?

Qual è il carattere di Zoldo? Quale il suo Genius Loci?

 

Il carattere è cosa delle persone ma anche dei luoghi, secondo i latini Genius Loci era il genio del luogo abitato e frequentato dall’uomo (e Servio, in un commento all’Eneide, dice nullus locus sine Genius, nessun luogo è senza un Genio).

Forno di Zoldo, è luogo comunemente lontano dalla kermesse turistica, ma dotato di un particolare patrimonio culturale, oltre naturalmente a quello paesaggistico.

 

Zoldo è luogo un po’ appartato, un po’ segreto, quindi finalmente da “scoprire” ed è forse arrivato il momento per venire a scoprirlo e leggerlo assieme.

 

Il genius loci in campo architettonico è l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio e di abitudini che caratterizzano un luogo. Un termine quindi trasversale che suole indicare il “carattere” di un luogo.

In Zoldo si può leggere un secolare e singolare intreccio dei due termini LAVORO e ARTE: nel corso del tempo si è creato un microclima particolare segnato profondamente dal tema del lavoro da una parte, dall’avvicendarsi delle attività di sostentamento fino alle emigrazioni di massa , e dalla necessità di espressione artistica dall’altra parte, in qualche modo anch’essa legata al lavoro nel fare artigiano.

 

Questo connubio particolare ha segnato sì il paesaggio, ma oserei dire ha segnato anche gli animi: lo scorrere del tempo, il susseguirsi di eventi e di persone ha permesso di esprimere delle vere e proprie eccellenze. Eccellenze che ritroviamo puntualmente man mano che si rovista in archivi, musei, ricordi, documenti, testimonianze.

La dura necessità del lavoro e l’ambiente splendido ma ostile, hanno quasi generato una sorta di bisogno di elevazione, e il risultato è quella commistione magica tra vita e arte, ovvero il fare artigiano connesso all’espressione artistica.

 

Forno di Zoldo è stato per lungo tempo, ed è ancora, un luogo di partenza. Le antiche miniere si esaurivano, lavori artigianali come quello de i ciodarot, i famosi chiodaioli, venivano messi in pericolo e travolti da alluvioni e modernità, così l’unica risorsa della disperazione era l’emigrazione; e allora via a fare e vendere caldarroste, frutta caramellata e poi finalmente il gelato, in Austria, in Germania, in tutto il mondo.

 

Da qui sono partiti centinaia di zoldani a costruire ponteggi, ferrovie in luoghi lontani e qualche volta più vicini, come quando le maestranze di Adriano Pasqualin, di Dozza, furono protagoniste della ricostruzione del campanile di San Marco.

 
Ma qui hanno lavorato anche Andrea Brustolon, definito il Michelangelo del legno, Angelo Mayer, Valentino Besarel e i suoi fratelli,Giovanni Paolo Gamba detto “Zampol”, per citare solo alcuni dei famosi intagliatori e scultori del legno che hanno abbellito la miriade di chiese alpine disseminate in valle. E non dimentichiamo che Zoldo è stata anche protagonista di un’altra epopea: quella degli squerarioli, i costruttori di barche a Venezia: uno di loro, Bepo el grando, ha portato il suo cantiere a diventare sinonimo di eccellenza. A Venezia si diceva barca de Casal e po’ no più, quasi a significare che le gondole costruite da questi montanari, maghi del legno, avevano raggiunto un livello di maestria non superabile.

 

 

Insomma l’arte, la cultura,il lavoro artigiano hanno una presenza significativa e robusta nella storia di Zoldo. Vorremmo che proprio questi luoghi di tante partenze diventassero luoghi di arrivo di gente intelligente, appassionata e consapevole, che vuole entrare a far parte del carattere di Zoldo: questa è una sfida e un’opportunità che potremmo raccogliere insieme!

 

Fabio Santin

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